Elaborati Scuole Superiori

Smiul Elisa (Muggia, TS) - NELL’ANNO DI GRAZIA 1866…

 

Nell’anno di grazia 1866 Sua Maestà Vittoria, Regina del Regno Unito e Imperatrice delle Indie, commissionò un viaggio sulla rotta della precedente spedizione scientifica di Charles Darwin. Il viaggio si rese necessario per cercare di mettere la parole “fine” al dibattito che stava infiammando gli Accademici Reali, fra chi appoggiava le idee evoluzioniste di Darwin e chi il Creazionismo religioso basato sulla Bibbia. Ecco alcuni significativi brani recuperati dal diario del capo della missione, sir John Deacon Brown, discepolo di Darwin, che si offrì volontario per il viaggio, animato dal desiderio di vedere, con i propri occhi, le meraviglie narrate nell’ “Origine della Specie”.
 
ARTEMIS, 9 DICEMBRE 1866
I-S-O-L-E
Sono ore che continuo a scrivere questa parola sul mio taccuino, poi la osservo fino a scomporre mentalmente il significato nel vano tentativo di non pensare alla mia attuale situazione. In fondo la parola in sé non è che l’evoluzione linguistica del termine latino “INSULA” …come può essere cambiato il senso di questo vocabolo, per essere giunto a descrivere quei grumi di terra vulcanica verso cui stiamo veleggiando da giorni, su questo brigantino che non ne vuole sapere di muoversi, su questo mare piatto come una tavola scolpita con precisione da un falegname, un grumo che nulla ha che fare con la sua antenata insula se non lo squallore ed il fetore che si porta dietro?
 
ARTEMIS, 14 DICEMBRE 1866
Rileggendo la nota del 9 dicembre mi rendo conto di quanto a volte io possa cadere in errore: la vera insula è questa vecchia imbarcazione, questo mucchio di fasciame marcio su cui si danno da fare 74 uomini senza arte né parte, gomito a gomito sul ponte della nave, a svolgere i propri compiti senza alcuna aspirazione nella loro VITA se non quella di arrivare in un porto qualsiasi dove consumare tutto lo stipendio in una notte sola nel locale più malfamato della città.
 
[testo mancante]  qualche informazione sulla nostra nave grazie al responsabile della guida: l’Artemis è un brigantino, un veliero con tre alberi a vele quadre che ho imparato a chiamare con i loro nomi cioè vela trinchetta, maestra e mezzana, oltre ad un bompresso, cioè il palo che spunta a prora e che sostiene gli stralli delle vele di prua ed una vela di randa sull’albero di maestra. Artemis non raggiunge i 30 metri di lunghezza, il che azzera le possibilità di privacy della ciurma. Ricordo che inizialmente l’armatore aveva proposto il banale nome di HMS Kingfisher, ma non sono mai riuscito a capire cosa c’entrasse quel piccolo e colorato uccellino africano con la nostra spedizione. Il nome della dea greca Artemide  lo ha proposto [testo mancante, che sia stato lo stesso Darwin?, n.d.r.], perché secondo lui la dea della natura selvaggia non può che essere di buon auspicio per la nostra missione esplorativa.
Fortunatamente pare che, dal continente, stia arrivando una moderata brezza che fra qualche giorno ci porterà all’isola.
ARTEMIS, 2 DICEMBRE 1866
Devo scendere da questa nave o impazzirò. Li detesto tutti, dall’ultimo dei marinai fino al capitano: avverto una profonda DIVERSITÀ che mi impedisce di sentirmi come uno di loro. Io mi riconosco come un INDIVIDUO solitario e ben distinto, di fronte a questa RAZZA di delinquenti.
Resto sempre più spesso e volentieri isolato qui nella mia cabina, e penso al viaggio di Charles sul Beagle. Mi chiedo quale istinto di SOPPRAVVIVENZA lo abbia animato per permettergli di resistere cinque anni su quella nave, a fianco di un capitano che gli si opponeva costantemente, che non credeva per nulla alle sue teorie al punto che, anni dopo FitzRoy, diventato viceammiraglio, ma ancora attaccato alle sue vecchie convinzioni protestanti, si alzò con una Bibbia in mano durante la discussione della TEORIA dell’Evoluzione di Darwin a Oxford gridando che “quella era l’unica fonte di Verità e che era stato avvertito del pericolo che stava correndo”.
Pover’uomo quel FitzRoy: un anno fa, ormai quasi completamente pazzo ed in preda a continue crisi depressive, aveva rivolto verso la sua gola il rasoio ponendo fine alla sua esistenza.
 
ARTEMIS, 25 DICEMBRE 1866
È Natale, e quale miglior regalo poteva farmi il Vento, se non portarmi finalmente alle Galapagos! Ora vedrò con i miei occhi le meraviglie che ha studiato Charles, potrò CATALOGARE tutti gli ANIMALI delle isole e compilare le classificazioni mancanti. Spero di poter anche vedere i famosi draghi. Nei suoi racconti dice che nell’isola di Santiago ce n’erano così tanti da non poter piantare le tende. Nel diario del suo viaggio parla degli esperimenti che faceva con queste “Iguane”: ne gettava una il più lontano possibile in una pozza d’acqua lasciata dalla marea, ma essa ritornava invariabilmente in linea retta al punto di prima. Sebbene sapesse nuotare perfettamente, ogni volta che la gettava in acqua, tornava a terra. Da un comportamento così apparentemente banale aveva dedotto che alle Galapagos l’iguana non aveva nemici naturali sulla terra, a differenza dell’acqua, per cui cercava sempre la strada più breve verso la massima condizione di sicurezza. Ricordo che Charles ci diceva sempre che è dalle piccole cose che si ricavano le leggi universali. Ora capisco [testo mancante]
 
ISOLE GALAPAGOS, 26 DICEMBRE 1866 (?)
[testo mancante] sbarcati da poche ore e subito ho potuto osservare delle tartarughe simili alle tre che Charles portò in Inghilterra e grazie alle quali forse ha potuto elaborare le sue teorie. Mi dicono che Charles prese Tom, Dick e Harry quando avevano 5 anni.
È guardando queste tartarughe, mentre camminano con la loro corazza che capisco dove va lenta ma inesorabile L’EVOLUZIONE di Darwin. Nei loro occhi vedo le risposte alle sue prime domande, l’entusiasmo delle prime scoperte che, unendosi a quelle del giorno prima e a quelle del giorno dopo, generavano le prime teorie. E quando penso alle sue incertezze iniziali, ai timori per i quali così a lungo rimase in silenzio prima di pubblicare “L’origine delle Specie”, immediatamente mi torna alla mente la frase che amava ripetere sempre a tutti noi che lo ascoltavamo rapiti mentre ci raccontava dei suoi viaggi: “Non torna inutile mai di farsi una giusta idea della propria ignoranza”. 
 
Questi sono alcuni dei frammenti più significativi di quanto rimane del diario di sir Brown. Purtroppo il viaggio non ebbe una fine fortunata: una tempesta di dimensioni catastrofiche colse di sorpresa la nave durante il viaggio di ritorno. Il relitto venne ritrovato solo parecchi anni dopo, quando ormai se ne stava perdendo il ricordo. Fra le poche cose che si salvarono, all’interno di un baule, le preziose pagine di questo resoconto che riuscirono a resistere alla salsedine. In esse ritroviamo l’ammirazione per questo grande uomo che seppe aprire la via alla comprensione della vera natura delle specie e, forse, proporci una strada da seguire per migliorare la nostra umanità giorno dopo giorno.
 
 
Elisa Smiul
Muggia (TS)
I.T.C. “L. DA VINCI” - I.P. “S. DE SANDRINELLI” - TRIESTE (TS)
INSEGNANTE (materie letterarie): Cristina Roggi
INSEGNANTE (materie scientifiche): Teresa Tucci