Elaborati Scuole Superiori

Rea Filippo Maria (Roma) - EVOLUZIONE BIOLOGICA DELLA SPECIE UMANA…

 

EVOLUZIONE biologica della specie umana, così è stato riassunto, semplicisticamente, il nostro cammino evolutivo, la nostra esistenza sulla Terra. Basta aprire qualsiasi libro di scienze per leggere le nostre origini. E tutto ciò ci viene insegnato dalle scuole medie, in qualche caso addirittura dalle elementari. E sembra una TEORIA chiara, lineare, fin troppo semplice, per essere messa in discussione, o almeno criticata. Eppure, non è così. Non è come fin troppe volte ci viene lasciato intendere. Gli studi di Darwin sull’ORIGINE della nostra SPECIE sono interessanti, appassionanti, elaborati, ma non razionali. Possono essere considerati tutto ma non leggi scientifiche. Eppure fin da piccoli siamo stati abituati a pensare che le scimmie sono nostri lontani parenti, in fondo hanno tratti fisici molto simili ai nostri. Chi potrebbe mai pensare che l’uomo non sia apparentato ad un gorilla? Ma la realtà è differente, molto differente, e basta analizzare i dati degli studiosi stessi, per far cadere questo gigantesco castello di carte. Darwin credeva in un’evoluzione lineare, COSTANTE nel tempo, perfezionata dalla SELEZIONE NATURALE, e si, in effetti è così, più o meno tutti gli esseri viventi seguono questa semplice legge, e a sostegno ci sono i fossili, ed ogni documentazione storica di cui possiamo disporre. Ma l’uomo no. Se nell’evoluzione dell’aspetto esteriore apparentemente possiamo ritrovare le linee-guida delle regole darwiniane, il PROGRESSO culturale e sociale della nostra specie esce totalmente da questi canoni, e possiamo fare un ESEMPIO pratico prendendo le epoche di riferimento in cui sono vissuti i vari “Homines” che si sono succeduti. L’Australopiteco compare circa 4 milioni di anni fa, e non ha particolari segni di DIVERSITA’ comportamentale dagli altri animali, addirittura non si sa neanche se fosse bipede. L’Homo Habilis, che appare circa 2 milioni e mezzo di anni fa, impara ad usare gli oggetti che gli stanno attorno, come le pietre, e a sfruttarli per le proprie necessità. L’Homo Erectus, che comincia a diffondersi sul nostro pianeta un milione di anni dopo, sa già utilizzare il fuoco e a ripararsi dal freddo con pelli di animali. Fin qui sembrerebbe tutto a posto, la legge dell’evoluzione biologica darwiniana non è ancora stata violata. Ma l’uomo di Neanderthal, che compare 230.000 anni fa circa, comincia ad avere alcune capacità straordinarie, uniche tra tutte le specie viventi; sono stati ritrovati infatti alcuni scheletri con fratture saldate, e alcuni resti ci fanno addirittura intuire che in quest’età già avevano luogo alcuni rituali religiosi, e che era presente una forma di cooperazione sociale. Solo 20.000 anni fa compare l’Homo Sapiens Sapiens, che all’inizio a malapena si riuniva in tribù; cosa straordinaria, dopo 22.000 anni viaggiamo tranquillamente nello spazio, ci colleghiamo ad Internet e con i nostri telescopi possiamo vedere e studiare anche i quasar più lontani. Strano, no? In 3.750.000 anni abbiamo solo imparato a vivere in piccole tribù, ed in 20.000 abbiamo appreso la scrittura, inventato la stampa, il computer, il televisore, l’aereo ecc. ecc. I darwinisti più convinti, persi nella superbia di poter riuscire a comprendere i quesiti fondamentali della nostra esistenza, risponderebbero che ere glaciali, improvvise pestilenze, eventi catastrofici, sono riusciti ad accelerare il nostro processo evolutivo in maniera così rapida. Ma allora, perché tutte le altre specie viventi non hanno avuto lo stesso nostro destino? Perché oggi non ci ritroviamo a studiare con un gatto, o a costruire case con un cane, animali che hanno iniziato il proprio processo evolutivo in periodi addirittura antecedenti al nostro? Perché solo a noi sono stati riservati questi immensi privilegi? In realtà, la teoria darwiniana è piena di buchi, falle, e di processi ancora non compresi. Nessuno è riuscito a dare a questa teoria delle regole matematiche, il rigore che ci si aspetta da ogni vera legge scientifica. E gli stessi biologi che hanno tentato di superare Darwin, come Gould, non sono riusciti a dare risposte accettabili a questi grandi misteri. E allora, di fronte a tali incommensurabili ostacoli, a cui la scienza non sa e non saprà mai dare una spiegazione corretta, perché ci si ostina a non vedere un tangibile segno della presenza trascendente, di Dio? Perché accettare questa cultura dominante che ci vuole far credere che la religione è da persone ingenue e stolte? E perché si persiste a considerare le Sacre Scritture un testo in contrasto con la scienza? Anche se in termini puramente simbolici, la Creazione della Genesi corrisponde in pieno alle teorie scientifiche dell’inizio della vita sulla Terra. E l’uomo, ultimo anello della catena evolutiva, rappresenta l’esempio più alto del connubio tra scienza e fede. Non è creazionismo, è Logica del Creato. Ciò che Darwin non è riuscito a spiegare, è dovuto alla mancanza di umiltà nell’ammettere che l’essere umano dispone di Ragione, un elemento unico in tutto l’universo, un elemento profondamente fideistico, incomprensibile all’uomo, un elemento divino. La Ragione ci ha permesso uno sviluppo culturale così rapido, una vita sociale evoluta, ci ha permesso di formulare profonde teorie filosofiche e scientifiche. Non a caso, scienziati del calibro di Galilei, padre della scienza moderna, avevano capito che solo con un atteggiamento di sincera umiltà si poteva accedere con facilità ai meccanismi che regolano la nostra esistenza, alla scienza. E Galilei stesso, che aveva intuito la profonda relazione tra fede e scienza ed aveva compreso che la Ragione è stata donata dal Creatore, fu perseguitato dalla Chiesa, in quel caso responsabile di un terribile errore, di recente riconosciuto. Oggi abbiamo la Chiesa stessa e grandi scienziati, come il prof. Zichichi, che sono continuatori dell’autentico pensiero galileiano così disprezzato dalla maggioranza. Nonostante Darwin abbia avuto grandi successi nello studio dell’evoluzione degli animali e di tutte le specie viventi, ha fallito nelle sue ricerche sull’origine dell’uomo. 200 anni fa nasceva un grande uomo, a cui però mancava quella disponibilità e quell’apertura mentale che sole gli avrebbero permesso di capire che la Scienza non è altro che il linguaggio di Dio. E noi, dopo 200 anni, abbiamo il dovere morale e scientifico di ammettere l’errore darwiniano, per poterci tuffare con vivo e rinnovato coraggio nella ricerca e nello studio, e soprattutto per evitare quell’atteggiamento scientistico così diffuso, che produce male alle persone ed in particolare alla Scienza stessa.
 
 
Filippo Maria Rea
18 anni
Classe 4° scientifico B
Scuola San Giuseppe de Merode - Roma
INSEGNANTE (materie letterarie): Gaetano Fiorani
INSEGNANTE (materie scientifiche): Fr. Lucio Brizi