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La Torre Eva (Bologna) - L’EVOLUZIONE DAI PRIMORDI A DARWIN

 

 
Le teorie e gli studi sull’EVOLUZIONE hanno avuto profonde conseguenze sullo sviluppo della scienza, della filosofia e nella storia dell’umanità.
Il concetto di evoluzione, secondo il quale gli organismi viventi attuali si sono evoluti da organismi del passato attraverso un processo di lenta e graduale TRASFORMAZIONE, compare per la prima volta nella filosofia greca con le affermazioni di alcuni pensatori come Anassimandro, Eraclito, Democrito, ma solo 150 anni fa entrò a far parte del pensiero scientifico grazie al naturalista inglese Charles Robert Darwin, che, nel suo famoso libro: “L’ORIGINE della specie” formulò la sua TEORIA sull’evoluzione della specie. Il merito di Darwin non è tanto quello di aver proposto l’idea evoluzionistica, quanto di aver compreso i principali meccanismi attraverso i quali essa può avvenire.
Charles, nipote di Erasmus Darwin, nacque a Shrewsbury (Inghilterra) nel 1809, proprio nell’anno in cui fu pubblicata la celebre opera: “La filosofia zoologica” dello zoologo e botanico Jean- Baptiste Lamark (1744-1828), in cui veniva proposta la prima teoria compiuta dell’evoluzione della specie. Secondo questo studioso le specie ANIMALI e VEGETALI si sono progressivamente modificate in seguito a cause esterne, come l’ADATTAMENTO all’AMBIENTE, all’uso e il non uso degli organi e che le MODIFICAZIONI acquisite sono naturalmente EREDITARIE. Le “specie” rappresentano, quindi, i singoli stadi del processo evolutivo.
Il grave errore di Lamark fu quello di credere fermamente alla possibilità di trasmettere ai discendenti i caratteri acquisiti.
La teoria di Lamark fu attaccata violentemente da Geoges Cuvier (1760-1832), esperto di anatomia, di zoologia e di paleontologia, tenace difensore della teoria della “fissità della specie”, secondo la quale gli organismi viventi attuali sarebbero esattamente uguali a quelli che furono creati all’inizio della vita sulla Terra (Creazionismo). Cuvier rifiutò l’idea di un’evoluzione della specie e spiegò i cambiamenti di struttura e di FORMA con la “Teoria delle catastrofi”, che affermava che gli esseri creati sono stati più volte distrutti da catastrofi NATURALI e poi ricreati con successivi interventi divini. Questa convinzione trovava conferma anche dall’interpretazione del libro della Genesi e, essendo fortemente appoggiata, dalla Chiesa, fu all’epoca la teoria universalmente accettata.
E’ facile dedurre che ai tempi di Cuvier le idee evoluzionistiche subirono un tracollo perché egli aveva un’autorità grandissima, a differenza di Lamark, le cui affermazioni erano considerate più nell’ambito filosofico che scientifico.
Quando Darwin iniziò le sue ricerche era questo lo stato del problema. Egli studiava la distribuzione geografica di piante e di animali e si basava su un modello di tipo creazionistico fondato su “centri di creazione”, cioè luoghi dove era apparsa per la prima volta una certa specie e di successive “invasioni”, attraverso cui la specie generatasi in un luogo preciso si era diffusa.
Con il viaggio intorno al mondo, durato cinque anni (1831-1836), Darwin ebbe l’occasione di raccogliere e classificare una grande quantità di materiale che gli servì in seguito per elaborare la sua teoria sull’evoluzione. Egli osservò che nelle Galapagos, isole che presentavano condizioni ambientali molto simili, la flora e la fauna erano nettamente diverse. Trovò specie con forme diverse di corazza e ognuna tipica di una precisa isola. Inoltre, esistevano tredici specie di fringuelli che differivano tra loro per la dimensione del corpo, del piumaggio e del becco. Darwin notò che quest’ultima caratteristica dipendeva dal tipo di alimentazione, come se ogni specie si fosse adattata in modo diverso alle risorse alimentari delle varie isole.
“Era evidente che fatti come questi e molti altri ancora, potevano essere spiegati solo in base all’ipotesi che le specie si modificassero poco a poco […] Ma era altrettanto evidente che né l’azione delle condizioni esterne, né la volontà degli organismi potevano rendere conto degli infiniti casi in cui organismi di ogni sorta apparivano adattati al loro ambiente” (Darwin, “L’origine della specie”).
Alla luce di tali osservazioni Darwin si convinse che le specie subiscono dei mutamenti casuali che le rendono adatte all’ambiente e le trasformano generando, a lungo andare, specie diverse. A questo punto si trattava di trovare delle spiegazioni logiche e inconfutabili sulle cause che provocano i mutamenti. Trovò la soluzione del problema alcuni anni dopo il ritorno dal lungo viaggio, con l’aiuto di nuove osservazioni e letture. In particolare, nel 1838, leggendo il “Saggio sulla popolazione” di Malthus, studioso di economia, intuì che la lotta per la vita, per la conquista dell’alimentazione e del partner, premia gli esseri che sono più adatti all’ambiente, i cui caratteri perciò hanno maggiori probabilità di essere conservati e trasmessi alla prole.
“Presto mi accorsi che la selezione (da parte dell’allevatore) era la chiave del successo ottenuto dall’uomo nel creare varietà utili di piante e di animali, ma come potevo operare la selezione su organismi liberi in natura?” (Darwin, “L’origine della specie”).
Fu la teoria di Malthus (“Scienza, industria, società nella prima metà dell’Ottocento”) sulla discrepanza tra la crescita della popolazione e delle risorse che gli suggerì la soluzione del problema: “Siccome la lunga consuetudine a osservare i costumi degli animali e delle piante m’aveva ben preparato a valutare adeguatamente la lotta per l’esistenza, sorse in me improvvisa l’idea che in simili circostanze le variazioni favorevoli sarebbero state tendenzialmente conservate e quelle sfavorevoli distrutte” (Darwin, “L’origine della specie”). Darwin, quindi, ammette i principi evolutivi di Lamark, ma li subordina alla selezione naturale, che per lui è il principio essenziale nel processo evolutivo.
Darwin affermava quindi che la selezione naturale è causata dall’ambiente, ma anche dalla selezione sessuale: è importante sopravvivere, ma è anche vitale lasciare dei discendenti.
Le corna più sviluppate del maschio del cervo e la coda dalle piume più belle e colorate del maschio del pavone sono esempi di selezione sessuale che è un aspetto della selezione naturale. Le femmine scelgono il maschio con le caratteristiche più appariscenti che vengono poi trasmesse alla prole.
A questo punto la teoria dell’evoluzione della specie per selezione naturale era stata concepita, ma non fu subito resa pubblica. Solo nel 1856, sollecitato dagli amici come Lyell,la cui opera “ I principi di geologia” lo avevano guidato nelle sue osservazioni, cominciò a redigere: “L’origine della specie”, che fu pubblicato nel 1859.
Precedentemente nel 1858 A.R.Wallace (1823-1913), anch’egli naturalista e corrispondente di Darwin, allora impegnato in ricerche nell’arcipelago Malese, gli inviò, pregandolo di pubblicarlo, un breve scritto in cui esponeva, quasi negli stessi termini, la teoria a cui Darwin stava lavorando da circa un ventennio. L’imbarazzante situazione fu risolta di comune accordo mediante la pubblicazione, negli atti della società Linneana, dello scritto di Wallace e di un breve riassunto delle idee di Darwin.
Nel 1871 con “L’origine dell’uomo per selezione sessuale” Darwin estendeva la sua teoria all’uomo, affrontando la questione dell’origine delle facoltà intellettuali e morali. Egli si proponeva di mostrare che tra le qualità psichiche degli animali superiori e quelle dell’uomo vi è una differenza di grado e non di essenza, così che queste possono essere derivate da quelle a seguito di un processo continuo di natura evolutiva.
“Vi è una differenza molto più grande tra il potere mentale di un pesce inferiore e quello delle scimmie superiori, che tra una scimmia e l’uomo; e tra questi due estremi vi sono infinite gradazioni” (Darwin, “L’origine dell’uomo per selezione sessuale”).
La teoria darwiniana fu molto contrastata, vi fu chi la definì “una burrasca in una tazza di tè vittoriana”. Infatti, l’evoluzione metteva in discussione alcuni capisaldi.
 del pensiero tradizionale inglese. In primo luogo, gli ambienti ecclesiastici videro nella spiegazione “meccanica” dell’adattamento, frutto del caso e della necessità, un durissimo colpo contro la teologia naturale e il provvidenzialismo. Darwin provava che l’ordine può sorgere dal caos, senza che sia necessario un divino ordinatore, perché le cause naturali sono sufficienti. In secondo luogo, la teoria dell’evoluzione, come infatti accadde, poteva essere estesa all’uomo che perdeva così la sua eccezionalità. Pertanto anche tra gli studiosi che avevano accettato la teoria darwiniana, alcuni, come Lyell e Wallace, ne rifiutarono le più rivoluzionarie implicazioni relative all’uomo. In terzo luogo furono mosse obiezioni di carattere scientifico: variazioni casuali avrebbero richiesto tempi lunghissimi per originare nuove specie. Le scoperte della termodinamica ed in particolare del secondo principio della degradazione dell’energia comportavano la distruzione del Sole e dei pianeti. Lord Kelvin (1824-1907), basandosi sul raffreddamento del pianeta, valutava l’età della Terra pochi milioni di anni, troppo pochi per le variazioni delle specie ipotizzate da Darwin. Solo all’inizio del ‘900 la scoperta della radioattività come fonte di calore avrebbe permesso di centuplicare la scala del tempo stimata da Kelvin.
Darwin, non riuscendo a controbattere a quest’ultima obiezione, cercò di velocizzare le trasformazioni biologiche.
Il 19 aprile 1882, a Down House, Darwin morì all’età di 73 anni ed ebbe l’onore della sepoltura nell’abbazia di Westminster, a Londra, dove tra i grandi della nazione inglese, giace accanto alle spoglie di Isaac Newton.
In seguito, la nascita e la rapida affermazione della genetica con le scoperte sulla struttura del DNA e delle mutazioni, insieme alle leggi sull’ereditarietà di Mendel, hanno portato un grande contributo alla conoscenza dei meccanismi evolutivi, rendendo più completa e incontrastata la teoria darwiniana sull’evoluzione.
 
Bibliografia.
“Immagini della biologia". "L’ereditarietà e l’evoluzione” volume B di Campbell, Reece, Taylor, Simon. Edizioni Zanichelli. Marzo 2006.
“Dalla cellula alla comunità dei viventi” di C. Longo-G.Longo. Ed. Minerva Italica.
“Charles Darwin e l’evoluzione” di Steve Parker. Giannino Stoppani Edizioni.
“Sperimentare Scienze” di AA. VV. Edizione Il Capitello.
“Origine della specie” di Charles Darwin.
“L’origine dell’uomo per selezione sessuale” di Charles Darwin.
“Scienza, industria, società nella prima metà dell’ottocento” di Malthus.
“Saggio sulla popolazione” di Malthus.
“Profilo di storia della filosofia” vol.3 di AA. VV. Edizione Bruno Mondadori.
Enciclopedia universale UTET.
“Charles Darwin e le teorie evoluzionistiche” di Piero Angela (QUARK).
 
 
 
 
Eva La Torre
16 anni
Classe III I
Liceo scientifico statale “Augusto Righi” - Bologna
INSEGNANTE (materie letterarie): Prof.ssa Bini
INSEGNANTE (materie scientifiche): Prof.ssa Rambelli