Elaborati Scuole Superiori

Giambrone Gabriele (capogruppo - Palermo) - C. DARWIN. UNA PAGINA DI MEMORIE

 

Non sono stato certo un ragazzo sfortunato, provengo da una famiglia agiata che mi ha permesso di coltivare senza preoccupazioni la più grande passione della mia VITA: l’OSSERVAZIONE e lo studio della NATURA. Sono approdato per caso allo studio del mondo naturale dopo essere scappato dalla facoltà di medicina perché incapace di sopportare la vista delle sofferenze altrui e dopo aver scartato l’eventualità di diventare pastore anglicano.
Quando mi imbarcai sul Beagle salpando dall’Inghilterra, era il 27 dicembre 1831, ero un giovane di appena 22 anni.
Ricordo bene la mattina fredda ed uggiosa, tipicamente “english” che accompagnò l’inizio dell’avventura durata ben 5 anni e che ha rappresentato, senza dubbio, l’evento più importante della mia vita. Durante quei lunghi anni di navigazione non mancarono certo i momenti di sconforto, di disperazione, che si insinuavano nel vuoto di interminabili giornate, rese più sopportabili dalla lettura di interessanti testi scientifici.
Grazie allo studio di alcuni di essi, l’immagine che avevo del mondo naturale così come mi era stata insegnata, cominciò gradualmente a vacillare. Attribuisco grande parte della responsabilità di questo cambiamento al testo “Principi di geologia” di C. Lyell (1797-1875) in cui si sosteneva che la terra si fosse MODIFICATA nel corso dei millenni per l’opera lenta, costante e cumulativa delle forza naturali e non, come era ritenuto fino ad allora, per intervento divino.
Questa ed altre letture, istillarono in me l’idea che il mondo naturale non fosse statico, ma governato da forze dinamiche di tipo evoluzionistico e che esse si esprimessero in tempi talmente grandi da non poter essere immaginati dalla mente dell’uomo.
Dedichiamoci quindi ad una più approfondita ANALISI del mio lavoro. Sono divenuto famoso per aver formulato la prima vera TEORIA sull’EVOLUZIONE degli organismi viventi , riportata nel libro ORIGINE delle SPECIE. Invero, il naturalista Lamarck, prima di me, considerò che le specie si fossero evolute nel corso del tempo ed ipotizzò che alla base del CAMBIAMENTO degli organismi viventi, vi fosse il riconoscimento di nuovi bisogni: proprio il bisogno delle giraffe a collo corto di raggiungere le foglie degli alberi divenuti troppo alti, avrebbe pertanto determinato l’allungamento del collo stesso e tale carattere acquisito, sarebbe stato trasmesso alle generazioni successive.
Nonostante condividessi con Lamarck l’idea di cambiamento, inteso come Adattamento all’AMBIENTE, mi viene infatti da pensare ai cormorani dalle Galàpagos, trasformatisi nel tempo in uccelli marini, continuavo a chiedermi se fosse proprio questo il meccanismo alla base del cambiamento evolutivo. Un contributo notevole alla elaborazione della mia teoria mi fu fornito dalle osservazioni compiute dal collega Malthus sulle POPOLAZIONI naturali, di cui egli descrisse la continua ed inesorabile lotta per l’esistenza, causata dall’eccessivo numero di DISCENDENTI rispetto alle possibilità offerte dall’ambiente. La domanda che la lettura dei lavori di Malthus mi suscitò, riguardava il perché alcuni INDIVIDUI sopravvivessero a questa lotta ed altri no. Conclusi, dopo lunghe ed attente analisi che fosse proprio l’ambiente a scegliere gli individui più adatti a vivere, operando una SELEZIONE naturale e che i sopravvissuti ad essa, riproducendosi, trasmettessero di GENERAZIONE in generazione, i caratteri favorevoli alla SOPRAVVIVENZA, i quali diffondendosi via via nella popolazione, l’avrebbero nel tempo modificata.
L’osservazione degli incroci effettuati in cattività, confermò la validità della teoria: ciò che gli allevatori selezionano ARTIFICIALMENTE sostituendosi alla natura, in natura è compiuto dall’ambiente!
Finalmente mi sentii sicuro di poter considerare la selezione naturale come l’unica forza che attraverso molte generazioni fosse in grado di dare una direzione all’evoluzione…e allora…la giraffa di Lamarck? Semplice! In una popolazione di giraffe in cui coesistevano individui con colli di varie lunghezze costretti a lottare per la sopravvivenza, la selezione naturale (foglie presenti in cima agli alberi) avrebbe favorito gli individui che per pura casualità si fossero trovati a possedere il carattere più vantaggioso (collo lungo).
Pertanto, anche le 13 specie di fringuelli che avevo osservato alle isole Galàpagos e che differivano per la lunghezza , per la FORMA dei becchi e dei CORPI e per il tipo di CIBO di cui si nutrivano, derivavano da una specie unica i cui individui, per fortuite circostanze, si erano trovati ad essere separati in ambienti differenti, dove avevano subito la selezione naturale.
Adattamento, lotta per la sopravvivenza, casualità, selezione naturale, sono stati pertanto i nuclei fondanti su cui ho costruito la teoria evoluzionistica. Notevole vero?
Prima di concludere questo breve scritto, vorrei rivolgermi a tutti coloro i quali nutrissero l’intenzione di impegnarsi nella ricerca della conoscenza, invitandoli a mettere in atto una grande dote: l’umiltà!
Il frutto di una scoperta scientifica, infatti, non è mai generato nell’isolamento culturale, ma risulta sempre permeato dal lavoro di altri illuminati studiosi. Pertanto, è doveroso da parte mia, ricordare alcuni colleghi senza il cui apporto non avrei potuto certamente elaborare la mia teoria: Linneo, l’attualista J. Hutton, W. Smith e i suoi studi sui fossili, Cuvier e, infine, C. Lyell.
Consentitemi, infine, un pizzico di presunzione, nel voler essere ricordato alla stregua del grande Copernico che tolse la terra dal centro dell’universo, come colui che tolse l’uomo dall’apice del creato!
 
Ad maiora!
 
C. Darwin
 
 
 
Gabriele Giambrone
Gaetano lo Dico
Alessio Trapani
Ranganathan Lerththana
Marco Marino
M. Azzara
Classe I A
I.T.C. “F. Crispi” - Palermo
INSEGNANTE (Materie Letterarie): R. Grivello
INSEGNANTE (Materie Scientifiche): P. Messineo