Elaborati Scuole Superiori

Ferrari Lazzarini Dario (Cavriago, RE) - SCIENZA E COSCIENZA

 

Quest’anno l’inverno è davvero rigido. Il Natale è arrivato dopo intense nevicate e il paesaggio è talmente imbiancato e immacolato da sembrare irreale, quasi addormentato. Anche il vento gelido che spira da Nord e che mi fa stringere più forte il bavero del cappotto rende Londra più deserta e silenziosa del solito: davvero una situazione inusuale. E una strana sensazione di solitudine mi pervade mentre frettolosamente mi dirigo verso il King’s College.
Ho recentemente finito di leggere la biografia di Rosalind Franklin scritta nel 2004 da Brenda Maddox e sono rimasto letteralmente colpito da questa figura che, rimasta silenziosa e nell’ombra, si è votata completamente alla SCIENZA per il bene della ricerca e del sapere, non certamente per sete di gloria. Mi sto per laureare in Biologia e ho trovato in questa figura una sorta di musa ispiratrice al punto che voglio vedere l’edificio “Franklin-Wilkins” che le è stato dedicato al King’s College. L’aula magna è austera, deserta e silenziosa. Una strana nebbia pervade l’ambiente rendendo tutto molto ovattato e mi accorgo di essere entrato in un mondo irreale. Socchiudo la porta con cautela per non disturbare le due donne che stanno parlando attorno alla scrivania, sto per andarmi a sedere sugli spalti dell’aula per assaporare il clima cattedratico, in religioso silenzio, ma mi rendo conto che una di loro, la più giovane, mi fa cenno di avvicinarmi. Mi stavano aspettando. Mi allungano la mano in segno di saluto e, anche se sono sorpreso di incontrarle, nel mio subconscio so di conoscerle già. La più giovane, vestita con una gonna a tubo grigia scura lunga fin sotto al ginocchio, una camicetta bianca immacolata e un cardigan di lana grigio appoggiato sulle spalle, è proprio Rosalind Franklin, famosa per i suoi studi sulla conformazione del DNA. Ha 37 anni ed ha esattamente quell’espressione solare e rilassata che è apparsa su tutte le pubblicazioni che l’hanno riguardata. L’altra signora, che ha abbondantemente superato gli ottant’anni e si appoggia pesantemente al suo bastone nonostante sia seduta, è vestita in modo quasi analogo, ma sulle tonalità del blu. Lei è Barbara McClintock, una ricercatrice di genetica cellulare nata negli Stati Uniti nel 1902. Entrambe trasudano signorilità sia per l’abbigliamento che per il comportamento, ma, allo stesso tempo, mi appaiono in tutta la loro benevolenza. Sono state scienziate rispettate ed è come se mi volessero umilmente introdurre nel loro mondo e consigliarmi accompagnandomi per mano per farmi sentire più a mio agio. Le saluto in modo impacciato e reverenziale e la Franklin, accennando ad un sorriso, mi invita a sedermi e a prendere una tazza di tea in loro compagnia.   Non so come rompere il ghiaccio, ma vinco la soggezione e chiedo loro: < E’ da molto che mi stavate aspettando? >   < Anni > risponde gentilmente la McClintock < Ma abbiamo tempo, non preoccuparti. Abbiamo atteso a lungo il momento di poter parlare di persona con qualcuno che pensiamo sappia ascoltare i nostri insegnamenti. Anche se, sinceramente, avremmo preferito che si trattasse di una donna, per ovvi motivi di solidarietà femminile. Quest’ambiente è stato per anni dominato dal maschilismo e allora, sai, … Ci sarebbe piaciuto pareggiare un po’ il conto! > A questo punto, a suffragio, Rosalind aggiunge: < La nostra epoca non è stata facile per noi donne che abbiamo dovuto infatti combattere contro molti pregiudizi e diffidenze sia a livello familiare che sociale. Abbiamo dovuto sfoderare tutta la nostra tenacia e determinazione per contrastare la mentalità elitaria maschile. Ecco perché, in un mondo più moderno, EVOLUTO ed egualitario ci sarebbe piaciuto veder varcare quella soglia da una donna. Per noi sarebbe stato come vincere la nostra personale battaglia. >
Mi sento un po’ inadeguato in questo dibattito a sfondo femminista e, con non poco imbarazzo, chiedo alla McClintock : < Capisco le difficoltà che può aver incontrato la signora Franklin nella società un po’ ottusa degli anni Quaranta e Cinquanta, ma anche lei, che negli anni Ottanta è stata insignita del Premio Nobel, ha dovuto superare lo stesso genere di ostacoli? > < Caro ragazzo, quanto sei ingenuo!? Questi pregiudizi ci sono tuttora!!! Sono solo più velati. Hai mai pensato per quale motivo non esista il femminile di chimico, fisico, matematico, medico,…?   E non trovi strano e pregiudizievole il fatto che il Premio Nobel mi sia stato conferito dopo oltre trent’anni dalla mia scoperta? > Anche Rosalind Franklin ha qualcosa da aggiungere e, appoggiando la sua tazza da tea sul piattino, mi guarda dritto negli occhi e mi dice: < Secondo me, nella mentalità comune, è dall’alba dei tempi che non c’è stato molto PROGRESSO nell’inquadrare la figura della donna nella società. E’ sempre esistita, e perdura ancora oggi, una stretta relazione tra donna e casa, una sorta di binomio inscindibile che ha sempre posto appunto l’abitazione come naturale sede della donna. E non è quindi un caso che, anche nel XXI secolo, le donne scienziato siano in netta minoranza rispetto agli uomini. Quando io, da giovane, ho deciso di intraprendere gli studi ho dovuto letteralmente lottare contro mio padre che ha cercato di ostacolarmi in tutti i modi. Pensa che è stato solo grazie al contributo di una mia zia che ho potuto pagare la retta universitaria. Eppure, la determinazione che avevo non mi ha abbandonata, anzi, forse proprio per questo si è rafforzata: era l’unico modo per dimostrare quanto valida e vera fosse la mia vocazione. 
E anche Barbara ha dovuto aggirare ostacoli burocratici dettati da una mentalità ottusa: visto che alle donne non era consentito iscriversi ai corsi universitari di genetica, si è iscritta al dipartimento di botanica portando genetica come materia accessoria! Era un mondo veramente assurdo quello che abbiamo dovuto affrontare e combattere per difendere le nostre aspirazioni. Come è possibile che a noi donne certe strade, comprese quelle della scienza, fossero precluse?
La scienza è parte della nostra esistenza. Non è qualcosa di diverso dalla VITA reale, che deve essere guardato con prudenza e tenuto separato dalla quotidianità. Siamo convinte che la scienza fornisca una parziale spiegazione della vita. Essa è sempre stata basata su fatti, esperienze ed ESPERIMENTI. Dal nostro punto di vista, tutto quello che è necessario ed importante è credere che, facendo del nostro meglio, arriveremo più vicini al successo e che il successo delle nostre aspirazioni valga la pena del nostro impegno. E non importa se siamo donne. >
E la McClintock incalza: < Se ti è difficile pensare a come deve essere stata la nostra esperienza, prova a pensare a quella di Rita Levi-Montalcini. Non è affatto dissimile alla nostra, anzi. Anche lei, come me, ha vinto il Premio Nobel, ma anche lei, nata agli inizi del secolo scorso, come noi due, ha dovuto ribellarsi agli innumerevoli ostacoli imposti dai diffusi stereotipi sul ruolo della donna nella società. Anche lei ha votato tutta la sua esistenza alla ricerca pura dedicandosi con passione, mettendo da parte la vita affettiva e sentimentale senza alcun rimpianto. E, credimi, anche lei ha dovuto sfoderare una grande preparazione ed una notevole tenacia! Anche più di quella dei suoi colleghi maschi! E’ un ESEMPIO lampante di come deve essere un vero ricercatore. Ricorda: le donne che si sono distinte in ambito scientifico hanno fatto delle rinunce proprio perché credevano nel loro lavoro. Per esempio, Rosalind non ha abbandonato la ricerca quando ha scoperto di essere malata di cancro e ha continuato la sua missione fino a quando, proprio, non ce l’ha più fatta. Le nostre vite avevano uno scopo, quello di salvare altre vite o, comunque, di poterle migliorare. E’ questa la giusta ottica che deve muovere le azioni e le intenzioni di un ricercatore, uomo o donna che sia. Lascia da parte allora l’orgoglio personale, la sete di gloria, l’avidità, la COMPETIZIONE con i colleghi. Perché la scienza possa vincere, occorre che vada di pari passo con la coscienza, la coscienza di aver impiegato tutte le proprie capacità al continuo inseguimento del bene dell’umanità. Sinceramente, che importanza vuoi che abbia per Rosalind sapere che il Dottor Wilkins si è appropriato subdolamente dei risultati delle sue ricerche riguardo alla struttura del DNA per vincere il Premio Nobel assieme a Watson e Crick?! Loro erano accecati dall’avidità, dall’ambizione e dall’invidia. Per lei, lo scopo primario delle sue ricerche non era quello di vincere un premio. Lei aveva uno scopo ben più alto ed è orgogliosa di aver contribuito al progresso della scienza. E se la nostra esistenza si fonda anche sulla scienza, per estensione, allora, tutto quello che è legato alla nostra vita sociale deve rispondere ai medesimi canoni di etica e correttezza che sono richiesti ad uno scienziato. Questo ti deve far pensare. Abbiamo deciso di incontrarti proprio perché volevamo illustrarti come gira il mondo e aprirti gli occhi sul vero scopo della scienza e dell’esistenza dell’uomo. Non si può sempre inseguire il “Dio-denaro!” L’umanità, per progredire, ha bisogno del contributo di persone oneste, determinate e non venali. Non dimenticarlo. E ora vai. Il mondo reale ti aspetta e tu sai quello che devi fare. Il futuro è nelle tue mani e in quelle della tua GENERAZIONE.>
Ho avuto un attimo di appannamento della vista e, subito, mi sono ritrovato da solo nel silenzio più completo dell’aula magna dell’edificio “Franklin-Wilkins” del King’s College. Non so esattamente cosa mi fossi aspettato nel giungere fin qui, ma sono grato al destino per aver intrecciato i suoi fili in modo da condurmi inconsapevolmente a quest’appuntamento.
Quello che mi è capitato mi ha lasciato a bocca aperta e so perfettamente che si è trattato solo di suggestione, ma è stata un’esperienza che mi ha arricchito a tal punto che sono sicuro che il mio atteggiamento futuro sarà all’altezza degli insegnamenti di chi mi ha preceduto e sarà un bel modo di onorarne l’operato. Adesso so che il prossimo passo dell’evoluzione della nostra SPECIE deve riguardare la nostra coscienza e, purtroppo, non solo in campo scientifico ma in tutti gli ambiti sociali.
Sono tornato all’aperto. Eccomi di nuovo nella vita reale. Londra è ancora avvolta da una coltre immacolata di neve e il vento gelido continua a soffiare sulla città semi-addormentata. Ma quel senso di solitudine che ne deriva non mi fa paura: so perfettamente di non essere solo. L’evoluzione, come sinonimo di miglioramento, continua: deve continuare!
 
 
Dario Ferrari Lazzarini - Cavriago (RE)
15 anni
Classe: II A
Liceo Scientifico Aldo Moro - Reggio Emilia
INSEGNANTE (materie letterarie): Brunetta Partisotti
INSEGNANTE (materie scientifiche): Anna Morani