Elaborati Scuole Superiori

Curto Francesca (Bergamo) - IL CIELO FRA LE DITA

 

Scrutava il mondo dal suo angolo di cielo, che quel giorno era spento, non era avvolto dalla solita atmosfera che lo rendeva tanto bello. Un cielo che le sembrava quasi di poter toccare con il suo piccolo muso che sovrastava gli altri ANIMALI della savana, ma che poi all’ultimo, quando credeva di poter sfiorare davvero quella coltre celeste, si ritirava all’improvviso lasciando la piccola giraffa nell’illusione di poterlo raggiungere. E allora, ruminando qua e là qualche foglia di acacia, tentava di godersi quella posizione di indiscutibile superiorità che le aveva regalato la VITA, ma che per lei non era abbastanza, perché nonostante l’altezza e tutti i benefici che poteva trarne, e nonostante il tramonto stupendo che le si parava dinnanzi ogni giorno, non era ancora in grado di sfiorare il cielo…
Troppo alta per stare sulla Terra e troppo bassa per raggiungere il cielo, trascorreva così i suoi giorni, cercando di vivere in un mondo che le stava stretto, e cercandone un altro, laddove solo lei poteva arrivare a vedere.
Dedicava le sue giornate a scegliere le rocce più alte, per saltarvi sopra, con la speranza di riuscire in quella folle impresa, perchè un salto più in alto sarebbe stato un salto in meno a separarla dal cielo. Era sicura che il suo sforzo non si sarebbe rivelato vano, che i suoi sogni non erano da buttare, che la sua vita doveva essere di più…ma a un dito da quella distesa celeste, la delusione di mancarlo di poco era ancora più grande.
Infatti le sue zampe toccavano terra ogni volta, e allora guardava verso l’alto, fissava quel cielo senza sosta, continuando imperterrita a sognarlo, e ad ogni tentativo fallito lo riabbassava laggiù, dove poteva arrivare, nella realtà che poteva toccare. Pur non potendo raggiungerlo, non poteva che amare quel cielo ingannatore, che un giorno, in qualche modo, sapeva che sarebbe stato suo.
Pensava che sarebbero bastate un paio d’ ali per poterci arrivare…con quelle anche l’animale più grosso sarebbe potuto sembrare leggiadro. E quando questi pensieri prendevano FORMA nella sua testa, si trovava a convivere con un sentimento nuovo: l’invidia. Invidia per tutte quelle VARIETÁ di animali che potevano librarsi nel cielo, al suo posto, invidia perfino verso il pettirosso che, anche avendo ali tanto piccole, poteva prendersi gioco di un animale così maestoso e nobile come la giraffa. Eppure il suo più gran nemico non erano i volatili, ma bensì la pioggia, che, col suo fastidioso tintinnare, scatenava la sua ira. E proprio mentre iniziava a pensarci, fu come se il cielo l’ascoltasse…
Un tuono scalfì quell’indaco perfetto, per far posto proprio a ciò che la giraffa temeva. La tensione dell’animale salì alle stelle, mentre lo scroscio d’acqua si faceva piú insistente e copioso. Goccia dopo goccia sentiva scivolare quell’acqua sul suo CORPO, scavando piccoli solchi nel suolo, lavando via le sofferenze di una nuova delusione da cancellare…
Una goccia la colpì in pieno viso, pareva difficile distinguerla da una lacrima, quando un luccichio improvviso negli occhi e una forza sconosciuta la portarono a muovere un passo, e poi un altro, correndo sotto quella distesa di pioggia, facendosi schiaffeggiare da quelle gocce che accendevano in lei una rabbia indefinita, perché tutte quelle gocce erano state lassù, avevano vissuto nel suo cielo, ma forse non ne erano rimaste entusiaste e vi avevano rinunciato per lasciarsi cadere a terra, preferendo quell’insulso suolo al suo amato firmamento. E non poteva sopportare che avessero avuto tutto ciò che la giraffa poteva desiderare e che lo avessero perso per TRASFORMARLO in niente, non poteva accettare che le avessero rubato il sogno, e che non fossero state capaci di tenerselo stretto. E allora correva sfidando la pioggia, fuggendo da quelle infide gocce che odiava tanto, in una COMPETIZIONE senza senso…
E poi un impatto, uno schianto. Era troppo impegnata a pensare al cielo per tenere i piedi per terra e per accorgersi che, colpita dalla sua infuocata irruenza, giaceva su un fianco un’altra giraffa. Questa si rialzò poco dopo, sotto lo sguardo curioso e mortificato di colei che l’aveva urtata, colpevole di aver provocato la sua caduta e di provare una morsa allo stomaco nell’OSSERVARE la giraffa che le stava dinnanzi, specchiandosi in quel riflesso stanco, così SIMILE al suo, solo più mascolino.
Aveva smesso di piovere.
La giraffa esaminò sgomenta l’altezza del suo nuovo amico, così nuova e allo stesso tempo familiare, così esattamente IDENTICA alla sua. Questo avanzò, lambì il muso della giraffa, la accarezzò dolcemente. Intrecciarono i colli in un giocoso turbinio di emozioni, e si sfiorarono lentamente, senza emettere un verso, mentre pian piano le nuvole cedevano il posto al sereno.
Il cielo si tinse d’arancio, il sole si stagliava acceso sul fondo, calando lentamente prima di salutare il giorno. Il tramonto non era mai stato così bello…
La giraffa rivolse per l’ultima volta lo sguardo al cielo, perdendosi in quel magnifico tramonto.
Dopotutto, era molto più gradevole da terra.
 
Francesca Curto
16 anni
Classe III^C                                                                                     
Scuola “Filippo Lussana” - Bergamo
INSEGNANTE(materie letterarie): Gabriella La Placa
INSEGNANTE(materie scientifiche): Adele Zucchi