Elaborati Scuole Superiori

Campagna Elisa (Riccione, RN) - DIALOGO DI MASTRO TEMPO E DI ATROPO LA DIVINA

 

Al calar di ogni centenario, Mastro Tempo e atropo la Divina, erano avvezzi a ricongiungersi in predestinati luoghi, per discorrere in toni pacati degli eventi principali dell’epoca in questione che maggiormente li avevano colpiti. Giunse il trapasso dell’Ottocento ed i Celesti, come usanza, si rimirarono sulla tomba dell’ultimo imperatore, lieti di avere qualche battito di libertà.
 
Mastro Tempo: Salute a Voi, o Dea dalle gesta oscure. È come non mai un conforto riposare lo sguardo sulla Vostra persona. Ad ogni nostro incontro mi sorprendo grandemente dell’ingiustizia che gli antichi esprimevano nel rappresentare la Vostra beltà, congrua ad una principessa gotica.
 
Atropo la Divina: O, lodi non posso tessere né ricamare, più di quante Voi ne abbiate già fatte a me, fedel mio compagno; ma Vi devo rimembrare in una novella occasione che il diletto è tutto mio da codeste nostre sedute. Locazione davvero appropriata, davvero appropriata, o mio signore; un baratro tra mondi, oserei azzardare; come gli anelli ghiacciati di Crono spaziale che dividono la sfera nebulosa da rimanenti astri e l’universo profondo.
 
Mastro Tempo: Osate nel giusto, osate nel giusto, infatti, mai era, mi fu più nemica di sé stessa. Quali EFFETTI, quali esiti attendono la nostra prediletta SPECIE? Domanda di pura retorica in Vostra presenza. E di fondo non siamo quivi, io e Voi, per dibattere di ciò che Voi, superbamente, avete appreso nella notte della Vostra nascita. Assolutamente inaccettabile tediarvi in oltremodo con SIMILI banalità quali sono i nudi eventi. Ebbene trovo che il vagare nelle membra del vostro mondo, epoca di gesta epiche, di POPOLAZIONI e creature mitiche, sia, senza alcuno scetticismo o ambiguità, un ESPERIMENTO degnissimo della animalesca genialità dell’uomo. Un vero e proprio ritorno alle ORIGINI. Mai nella sua mente furono instillate gocce più illuminate, specchio di una logica di riflessione, immune a controverse frivolezze e a qualsiasi pizzo mal riuscito della VITA. Dovreste essere giubilante di questa fresca corrente che mira ad un Vostro culto, nonostante non creda concretamente in Voi. Rimane comunque un elogio alla Vostra immagine.
 
Atropo la Divina: Le Vostre lusinghe, per quanto galeotte, non mutano il mio giudizio. Ammetto di essere assai logorata da questo incalzante ADATTAMENTO ad una stagione ormai tumulata, per meglio esprimermi. Mi confesso di aver perduto il mio tacito, laconico, inconsistente cuore per la bella arte tra i versi riguardanti il meraviglioso viaggio di Astolfo alla ricerca dell’ampolla smarrita tra le sabbie lunari. E ora i palpiti rifioriscono al tintinnio di cotanta NATURALE propensione dell’umanità alla sensibile passione del sentimento. Vi ingannate, Monsignore, se mi ritenete allietata dallo schiudersi dello scrigno del passato. Io sono signora dell’irrevocabile decadenza, dama della morte predestinata, amante dell’oblio più ombroso, guardiana del fato…ah mesto fato! Se non fosse per lui adesso mi godrei la banalità dell’esistenza, una melodia ingenua adorna di scarne note; invece come conseguenza di questo mio dono tanto aborrito, di prevedere, di sapere, mi è imposto bramare l’occulto, ciò che per i miei occhi risulta velato. Non stupiteVi quindi che io vagheggi un’ISOLA di cieca felicità elargitami soltanto dall’improvvisa mutevolezza; e Vi rammento che l’emozione è mutevole, eccentrica, stravagante manifestazione dell’inconscio, implacabile ANIMALE che si snoda celere nella brughiera cardiaca e spirituale dell’io. Come Vi ho palesato all’inizio del nostro colloquio ritengo confacente la predilezione di questo sito; a quanto pare mette in scena, con la sua peculiarità teatrale, non solo il divario tra evi, ma anche tra i nostri vagli. L’episodio mi soddisfa alquanto, ha reso tutto intrigante e gradevole. Ossequi fabbricante di questa effimera ciclicità, artigiano di fugaci istanti, mecenate del trapasso.
 
Mastro Tempo: Omaggio a Voi, mia Dea. Ricordate di fissare un Ambiente adeguato per il nostro futuro incontro. Sono sinceramente curioso del vostro futuro parere; si prospetta un centenario tumultuoso. Addio.
 
Nulla di supplementare è dato conoscere riguardo alle sopraccitate conversazioni divine in cui è sopraggiunta la cronaca mediante i musicanti arpeggi di alcuni fringuelli di passaggio. Similmente al pettirosso di quel Dorian in arte, la cui serenata mortale preannunciò la rosa scarlatta baciata dal sangue, pur essendo la sua ammenda un sacrificio voluto, così anche quegli sprovveduti augelli furono condannati per aver rivelato la sacra stirpe. Si dimostrerebbe superfluo portar memoria o reperto di tale pena, giacché non è contrassegno delle correnti GENERAZIONI confidare in vaghe leggende; basti meramente enunciare che quegli esseri, non placando la propria brama con ali piumate che già possedevano, sono precipitati nel baratro dell’abissale oblio.
 
 
 
Elisa Campagna - Riccione RN           
16 anni
Classe V E
Liceo Classico “Giulio Cesare” - Rimini
INSEGNANTE (materie letterarie): Brunella Santarelli
INSEGNANTE (materie scientifiche): Elena Benigni