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Briganti Sabrina (La Spezia) - LO SCOPRIREMO SOLO VIVENDO

 

Nascere, respirare, nutrirsi, riprodursi, di conseguenza vivere. Morire, anche. È il ciclo vitale che caratterizza l’esistenza di ogni essere vivente.
L’intera umanità, la natura con le sue piante, gli ANIMALI e tutti quegli organismi che la determinano e, perché no, anche i batteri, sono tutti esseri viventi, ma nonostante ciò è ugualmente difficile definire la VITA.
 
Com’è possibile che sulla terra esistano tutte questa FORME di vita? Com’è possibile che dal nulla, da una massa di gas, detriti e vapori compattata nello spazio più di 4 miliardi di anni fa, abbia avuto ORIGINE tutto ciò che ci circonda?
 
Di certo la vita ha affascinato ogni uomo nel corso dei secoli: già Aristotele nel De anima la definì come la capacità di nutrirsi da sé, di crescere e di deperire” e, non allontanandosi dal lato metafisico della cose, iniziò anche a porsi la questione dell’anima. L’esistenza di un CORPO al cui interno è presente un qualcosa di indeterminato ma capace di rendere diverso un animale come l’uomo da altre migliaia di SPECIE, di un’essenza che completa la parte mancante del ciclo vitale che ci accomuna tutti: l’anima, “atto primo di un corpo NATURALE che ha vita in potenza”.
 
Filosoficamente parlando, anche Cartesio ANALIZZÒ le caratteristiche di un essere vivente, una “macchina” dalla quale derivano tutte le funzioni vitali, ma in cui, l’unico principio di movimento è il sangue e non un’anima vegetativa o sensitiva. Oggi la definizione di essere vivente si è evoluta, è stata modificata in base a nuove scoperte ma, come dice Szent-Gyorge, su una cosa studiosi di ogni tempo e luogo sono concordi: “la vita, in quanto tale, non esiste”.
 
E in effetti, se ci pensiamo bene, è difficile riuscire a definirla con certezza.
Attualmente possiamo basarci solo sulle definizioni di essere vivente, a partire da quella di Schrödinger, ovvero un “sistema aperto autoriproducibile”, fino ad arrivare a quella più complessa e dettagliata di Boncinelli: “un’entità limitata nello spazio e nel tempo, costituita di materia organizzata secondo specifici criteri definiti e controllati dal suo patrimonio genetico, capace di mantenersi tale metabolizzando materia ed energia, di riprodursi e di EVOLVERE”.
 
Tuttavia la difficoltà maggiore per scienziati e biologi, sino ad oggi, è quella di non avere ipotesi sufficientemente convincenti su come l’intero processo abbia avuto inizio.
 
4-6 miliardi di anni fa la terra ebbe origine come un pianeta freddo, ma ben presto, a CAUSA del calore portato dai meteoriti e sprigionato dal decadimento radioattivo, si trasformò in una massa fusa. L’atmosfera non era certo quella che conosciamo oggi, ma era formata da vapore acqueo, monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), azoto (N2) e metano (CH4).
 
Con il raffreddamento del pianeta ebbero origine le prime piogge e, conseguentemente, i mari acidi, da cui si formarono i primi composti organici, gli amminoacidi e le prime cellule, formate inizialmente da una molecola libera di DNA disciolta nel citoplasma (sostanza in cui si trovano zuccheri, proteine e amminoacidi), procariote, eterotrofe e anaerobie (ovvero semplici, incapaci di produrre nutrimento e capaci di vivere in assenza di ossigeno) che diventarono ben presto più complesse e in grado di produrre nutrimento e ossigeno quindi anche ozono, capace di trattenere i raggi ultravioletti che rendevano impossibile la SOPRAVVIVENZA al di fuori dell’acqua.
 
Negli anni ’50, lo scienziato S. Miller, basandosi sulle ipotesi di A. I. Oparin e J. B. S. Haldane, ricreò in laboratorio l’AMBIENTE primordiale, ottenendo così il brodo primordiale (da cui tutto ebbe origine) trovando al suo interno, alla fine dell’ESPERIMENTO, alcuni amminoacidi (la base delle proteine). Quindi è molto probabile che la materia organica si sia formata da reazioni tra i composti di materia inorganica, ma non è l’unica possibilità.
 
L’esobiologia studia, ad esempio, l’origine extraterrestre della vita: in fondo la nostra è solo una di migliaia di galassie ed è quasi impossibile che nell’infinita grandezza dell’universo, il solo pianeta abitato sia il nostro e chissà che davvero, come scrive Boncinelli “il seme vitale sia giunto chissà da dove, attraversando indenne gli spazi siderali”.
 
Per il momento, nel nostro piccolo, non possiamo far altro che rimanere meravigliati ed estasiati davanti a tanta perfezione: credenti o meno, non si può non riconoscere nella creazione un “soffio divino”.
 
E chissà che un giorno lontano, se e quando, umani e robot convivranno e l’intelligenza ARTIFICIALE non sarà più soltanto argomento di studio, non sarà proprio una macchina a darci “la risposta fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” (D. Adams, Guida galattica per autostoppisti).
 
Chi può saperlo? Forse neanche ci sarà una risposta, ma per il momento vale la pena dire:
 
“lo scopriremo solo vivendo…”
 
 
 
Sabrina Briganti
17 anni
Classe II E
Liceo Classico “L.Costa” - La Spezia
INSEGNANTE (materie letterarie): Sara Cecchini
INSEGNANTE (materie scientifiche): Antonietta Rizzo