Elaborati Scuole Superiori

Bortolotti S., Colagrossi E., Crotti E, Germani M., Pelusi F (Trieste) - 3 UOMINI E UN NEURONE

 

Era una scrivania come tante altre, ampia, in legno di noce, illuminata fiocamente dal debole bagliore di 40 watt emanato da una brutta lampada dall’aria vecchia e polverosa. Che quello fosse un giorno particolare, era fin troppo evidente. La miriade di oggetti che soleva affollare il tavolo era sparita dalla sua superficie, lasciandola incredibilmente vuota; fogli e quaderni giacevano sparsi qua e là sul pavimento, tanto numerosi da nasconderlo quasi per intero. Tra la carta e gli appunti, penne e mozziconi di matite spuntavano di tanto in tanto, accompagnati da una varietà più che notevole di gomme da disegno, squadre e righelli sbeccati, nonché dai pezzi metallici di un compasso che doveva aver vissuto tempi migliori, e che ora trascorreva la vecchiaia sparpagliato miseramente tra una cartella stinta e un portapenne consunto. Tre ragazzi, tre compagni di scuola, avevano da poco preso posizione attorno alla scrivania in penombra, e ora si fissavano l’un l’altro, in attesa…
“Allora” cominciò il primo dei tre, rompendo il silenzio “qualcuno ha già qualche idea?”
Enrico sbuffò.
“Siamo qui proprio per decidere, se non te ne fossi accorto, Mauro” disse paziente.
“Calma, ragazzi, calma” Stefano aveva tirato fuori alcuni fogli bianchi e un paio di penne a sfera. Le porse agli altri. “Tentiamo di non perderci fin da subito dietro a ogni idiozia, sennò qui non andiamo da nessuna parte.”
Enrico alzò le spalle.
“Come vuoi.”
Prese una penna e furono pronti.
“E le due ragazze che dovevano fare questo progetto con noi?”
Mauro aveva già cominciato a scrivere. Non alzò nemmeno gli occhi dal foglio.
“Arriveranno” si limitò a dire. “Una è dal parrucchiere, l’altra…qualcuno le ha detto come arrivare?” Guardò Stefano con fare interrogativo.
“Pensavo gliel’avessi detto tu” confessò quello assumendo un’aria perplessa.
Enrico sbuffò di nuovo.
“Meno una” mugugnò cupo.
Stefano sospirò. “E ora chi mi pulisce la stanza?”
 “Tornando a noi” riprese Mauro, “ricapitoliamo: dobbiamo scrivere un racconto…”
“Non deve essere per forza una storia” dichiarò Stefano, facendosi avanti. “Può anche essere una poesia, una canzone, un saggio…”
“…l’importante è che vi inseriamo dieci di queste cinquanta parole” concluse Enrico estraendo dalla tasca un depliant plastificato e srotolandolo sul tavolo. Lo aprì sulla pagina utile e lesse le modalità del concorso e i termini allegati. Quando ebbe concluso, rialzò la testa e guardò i compagni.
“Come le scegliamo?”
“Ne prendiamo dieci con qualche connessione logica e ci costruiamo qualcosa intorno?” suggerì uno.
“Allora prendiamo ‘fossili’ e scriviamo la storia dei miei nonni…”
“Aggiriamo il problema: scegliamo cosa scrivere e dopo inseriamo qua e là nel testo qualcuna della parole. Minima fatica, massima resa…e non dipendiamo troppo dalle nostre scelte.”
“Tutti d’accordo?” chiese Mauro. Annuirono. “Via una, allora… ehi, e se alle altre non andasse bene?”
“Ha qualche importanza?”
“Potevano arrivare prima” dichiarò Enrico.
“Ma è colpa nostra se non sono arrivate puntuali!”
Enrico fece cenno di tacere.
“E’ questo il tuo difetto, Mauro: cerchi sempre il pelo nell’uovo.”
“Perfetto, la democrazia vince!” Stefano vergò qualcosa sul foglio e tappò la penna. “E ora…decidiamo che cosa scrivere!” esclamò con un sorriso.
“Dovremmo buttare giù qualche idea” consigliò Mauro.
Enrico gli prese il foglio dalle mani, vi scrisse a grandi lettere la parole IDEA e lo buttò a terra, sotto gli sguardi attoniti degli amici.
“Ma sei scemo?” gridò Mauro.
Enrico si morse le labbra con l’aria di chi è appena stato colto in flagrante.
“Maledizione, un’altra fuga di notizie!”
“Ok, ne prendo atto…” Stefano scosse la testa, sconsolato. “Ora sappiamo con chi abbiamo a che fare…”
“Dunque, dato che è un progetto di scienze si potrebbe parlare di Darwin” affermò Mauro.
“Certo, come no, che idea originale!” sputò Stefano. “E come titolo cosa mettiamo? ‘CIAO DARWIN’? O ‘Era più peloso L’Homo Abilis o Darwin?’, o magari ‘Il pianeta delle scimmie’…”
“Preferisco evitare anch’io” convenne Enrico. “Poi magari scopriamo che discendiamo tutti da Darwin…”
“…il che mi toglierebbe la possibilità di affermare che sei la prova vivente della nostra parentela coi gibboni. No, meglio pensare a qualcos’altro.”
“Ehi, ehi! Facciamo così: prendiamo un foglio e ognuno di noi ci scrive sopra una frase, senza leggere quello che hanno scritto gli altri!” esclamò Enrico, che non aveva sentito l’ultima cattiveria dell’amico.
“Mmm…si può fare…”rifletté Stefano.
“A me pare un’idea penosa” dichiarò Mauro.
L’altro alzò le spalle.
“La tua opinione non comincerà certo a contare da questo momento.”
Mauro sorrise con fare astuto.
“Tranquillo, per quello uso la calcolatrice.”
“Allora, posso scrivere qualcosa su questo foglio o no?” domandò Enrico.
“Certo!” esclamarono gli altri in coro.
Il ragazzo scrisse a caratteri cubitali sul foglio la parola QUALCOSA e lo consegnò a Stefano, che gli gettò una rapida occhiata, si alzò e si incamminò verso l’uscita.
“Dove stai andando?”
“Non vi preoccupate, vado a suicidarmi e torno.” disse con molta calma.
“Ok, noi ti aspettiamo qui. Torna presto.”
“E’ che dovremmo essere un po’ più seri per riuscire a concludere qualcosa!”
“Va bene vediamo se funziona il sistema che ha proposto Enrico.”
Scrissero per alcuni minuti, prima uno, poi l’altro, ognuno senza guardare il lavoro precedente.
“Bene, ormai abbiamo scritto abbastanza: proviamo a leggere e vediamo se ha senso.” Propose Mauro.
“Allora” incominciò Stefano dopo aver preso il foglio ” Darwin nacque nel 1532, scrisse l’Eneide e La Divina Commedia, nel 1789 scoprì l’America e morì nel 1945 durante la guerra delle due Rose, combattendo per la sua patria: la Lettonia…ma chi ha scritto ‘sta roba?!”
“Io no!” si schermì Mauro.
“Nemmeno io!” esclamò Enrico
“Io neppure, è ovvio!” sbraitò Stefano.
“Mi sa che Darwin si sta divertendo alle nostre spalle.”
“Leggi avanti, per favore.”
In quel momento entrò il cacciatore, e sollevò l’ascia verso il Lupo cattivo, ma la nonnina uscì dall’armadio, e incominciò a sparare all’impazzata contro il falegname e urlando: “Io sono Bond, Vagabond!”
“Direi che questo sistema non funziona” lo interruppe Mauro.
“Complimenti per la deduzione” sibilò Enrico.
“Basta! Sto cercando di pensare!” urlò Stefano.
“Sta pensando, A TERRA!!!” gridò Mauro lanciandosi sul pavimento.
“Per favore, ragazzi, dobbiamo fare i seri almeno per un po’, tentare di scrivere qualcosa e lavorare con costanza.”
“E chi è Costanza? Non siamo già in troppi?” chiese Enrico.
“Qua non andiamo né avanti né indietro. Facciamo una pausa” suggerì Mauro.
“No, fermi ho un piano!” esclamò Stefano.
“Beh, io ho una chitarra, mio fratello ha un sassofono, Enrico ha un violino, mio papà suona la fisarmonica… Vuoi che mettiamo su un’ orchestra?”
“Con questa battuta abbiamo toccato il fondo. Andiamo a mangiare qualcosa.”
Alzandosi, Mauro spinse Enrico,che per poco non si schiantò contro l’armadio. “Smettila di fare male agli altri! Io li odio i violenti, li picchierei tutti!”
“Mangiamo una fetta di anguria?” domandò Stefano.
“Ma se siamo in febbraio!” replicò Enrico.
“E allora? Se è stagionata è più buona.”
“Mi è venuta un’idea” intervenne improvvisamente Mauro.
“Miracolo!”esclamarono all’unisono Enrico e Stefano.
“Potremmo comporre una sorta di dialogo pluristilistico nel quale siano coinvolti più scienziati che parlino utilizzando linguaggi diversi, ad esempio uno che si esprima in prosa, l’altro in endecasillabi, il terzo cantando, …” Batté il pugno sul tavolo, trionfante, e colpì accidentalmente una penna; quella schizzò in aria e volò fuori dalla finestra spalancata.
“O mio Dio…” Stefano era allibito.
“Dimmi pure” sorrise Enrico.
“Che ne dite della mia idea, comunque?”
“Accettabile” disse Stefano, uscendo.
“Dove stai andando?” chiese confuso Enrico.
“A prendere l’ascia, che diamine! Se no con che cosa accettiamo?”
“Anche tu hai ragione.”
In quel momento il cellulare di Mauro squillò.
“Mi comunicano dalla regia che le ragazze non riescono a venire” disse, una volta conclusa la telefonata.
“Come mai? Non hanno trovato il posto neanche in due?”
“No, stanno suonando al conservatorio”.
“E non le hanno ancora aperto?”
“Ragazzi, dobbiamo produrre qualcosa di sensato, altrimenti facciamo una figura da animali!”
“Va bene, ora cerco di scrivere qualcosa; voi datemi qualche spunto” disse Stefano ormai rassegnatosi ad avere a che fare con due brutti ceffi come quelli.
“Qualunque cosa ti renda felice!” esclamò Enrico, per poi uscire e rientrare pochi secondi dopo con un vassoio carico di panini.
“Ma che diamine…?! Che cosa stai facendo? Io vi ho chiesto di aiutarmi!”
“Infatti ti sto portando uno spunto, o meglio, uno spuntino.”
“Fai il serio e dammi una mano! Anche tu, Mauro! Ripartiamo dall’idea iniziale: prendiamo alcune delle parole dell’elenco e costruiamoci qualcosa intorno!”
“Vado a prendere la malta e i mattoni” replicò Enrico.
“Non l’ho capita.”
“Beh, chi vuole intendere intenda, e gli altri in camper!”
“Potremmo catalogareentrambi i neuroni di Enrico” propose Mauro.
“Già, ottima idea, anche perché sono in via di estinzione!” spiegò Stefano.
“In che via? Credo che ci abiti un mio amico…”
“Ma cherazza di cretinate stiamo dicendo?!”
“Già, se continuiamo a sparare idiozie dovremo indossare i giubbotti antiproiettile.”
“Adesso basta! Prendiamo la parola vita e parliamo della pancia di mio nonno!”
“No, no, no, NO! Facciamo il punto della situazione, e niente battute su segni di interpunzione, prego!”
“Ma che parole sono?” Mauro gettò via il depliant con una smorfia. “Adattamento, competizione, sopravvivenza…vi sembrano parole da usare in un tema?”
 “Potremmo scriverne 10 a caso separate semplicemente dalle virgole. In 2 minuti abbiamo finito ed è molto originale: non penso ci sia nessun altro in tutta Italia che abbia il nostro stesso coraggio suicida!”
“Ah, ah, ah, ah…NO!”
“Ehi, ehi! State pensando anche voi quello che sto pensando io?” domandò Enrico.
“NO!” sbraitarono gli altri.
I tre individui stavano incominciando a disperarsi: c’era ormai chi prendeva barili di benzina, chi fiammiferi, chi una corda, e chi, nonostante si fosse già messo il cappio intorno al collo, continuava a pensare febbrilmente a una soluzione per quel maledetto tema.
“Siamo noi la soluzione…”
Mauro aveva appena gettato via la tanica e preso l’accendino quando udì quelle parole; Enrico, poco più in là, si bloccò, un piede a mezzo metro da terra e l’altro ancora sulla sedia. Il lampadario cigolò sotto la tensione della fune.
 “Scriviamo di noi!” ripeté Stefano, la voce che, da sussurro incerto, si era fatta squillante e sicura. “Raccontiamo questo pomeriggio, esponiamo le nostre vicissitudini!”
“E’ originale!” esclamò Enrico, levandosi il cappio e scendendo con un balzo dal suo improvvisato patibolo.
“E’ comico!” gli fece eco Mauro, e alzò le braccia in segno di vittoria.
 “Potremmo anche scrivere qualcosa alla fine” suggerì Enrico, “qualcosa che spieghi che è tutto vero, che è accaduto tutto realmente…”
“…anche perché altrimenti non ci crederebbe mai nessuno” concluse Mauro scuotendo il capo.
Era fatta. Era finita. La musa tanto attesa era finalmente arrivata. Stefano prese carta e penna e, scambiatosi un ultimo, complice sorriso coi due amici, cominciò a scrivere.
Era una scrivania come tante altre, ampia, in legno di noce…
 
 
Tratto da una storia vera.
Tutti i fatti raccontati sono realmente accaduti.
Ogni riferimento a cose o persone è stato fatto di proposito.
 
 
  
 
Bortolotti Stefano
Colagrossi Emanuela
Crotti Enrico
Germani Mauro
Pelusi Francesca
Classe III C
Liceo G. Oberdan – Trieste
INSEGNANTE (materie letterarie): Lorella Passarello
INSEGNANTE (materie scientifiche): Adelaide Pulvirenti