Elaborati Scuole Superiori

Bellini Roberto (Verderio Superiore, Lecco) - FRA GLI ABETI… L’ATTESA

 

La neve ancora soffice di questo rigido febbraio, che sotto il peso del mio scarpone produce un sommesso scricchiolio sufficiente ad agitare la VITA nelle tane riempiendo il vuoto dell’AMBIENTE circostante, avvolge l’intera superficie di quest’immensa valle. Sotto un cielo costantemente grigio una TEORIA di abeti si spande a formare un’ISOLA di verde.
Per l’esattezza, mi trovo sulle nostre montagne (le Alpi), alla ricerca del nido di Civetta Capogrosso (Aegolius funereus), uno dei più affascinanti rapaci notturni di questi territori.
Il suo piumaggio, un intreccio di grigi, bruni e bianchi ha, lo devo ammettere, conquistato la curiosità di noi studiosi. L’obiettivo di questa serata è quello di individuare, mediante l’ascolto del canto notturno, il territorio, dentro questo tappeto VEGETALE, nel quale siano presenti alcune cavità realizzate a colpi di becco dal bellissimo Picchio nero che il nostro volatile dagli occhi bianchi utilizzerà per riprodursi. Dovete sapere che questo “scalpello della foresta”, come la Civetta, è un “relitto glaciale” che riscontra nelle valli alpine un habitat, per il quale ha sviluppato un grande ADATTAMENTO, a lui favorevole; si tratta di veri e propri FOSSILI dimenticati nei nostri boschi dal freddo Nord.
Sono passate diverse ore, e diversi sono stati i miei appostamenti all’interno della foresta, ma del canto del rapace, nemmeno una lontana eco.
Un po’ deluso, un po’ scoraggiato, mi allontano dal bosco e, ormai quasi notte, raggiungo una pensioncina scalcinata gestita da una coppia di anziani signori ed immersa nel nulla delle montagne.
La porta cigola sui cardini sdentati, ma all’interno l’incessante crepitio delle fiamme che sembrano voler fuggire dal camino invitano l’ospite a rilassarsi sul soffice divano color mattone, sorseggiando una cioccolata calda ed ammirando la vastità dei monti che è possibile osservare dalla finestra: i grandi massicci alpini fanno da sfondo alla valle imbiancata dalla neve. L’accoglienza è ottima da parte dei due nonnini, che mi offrono subito un pasto caldo e la disponibilità ad ascoltare i motivi che mi hanno spinto in quei luoghi sperduti. Racconto loro del mio lavoro, del modo in cui lo svolgo e del perché mi appassiona; spiego loro che mi trovo qui per udire il canto della Civetta Capogrosso e poter così individuare la zona in cui nidificherà, che tornerò in aprile per fotografare il nido e a maggio per studiare i piccoli.
Ma poco dopo li invito a mostrarmi la stanza: sono stanco e l’indomani dovrò ripartire presto; li saluto e discendo gli scalini verso un sonno profondo.
Ogni notte trascorsa in una baita di montagna è uno spettacolo che merita di essere vissuto: il vento fischia e bussa alla mia finestra con insistenza, le pareti di legno lasciano passare di tanto in tanto qualche spiffero dispettoso che pizzica la punta del mio naso, mentre fuori la FORMA allungata degli abeti si piega perdendo neve dalla cima; tutto questo mentre cerco di trattenere il calore delle mie coperte. Sono queste le esperienze che, a parer mio, ci aiutano a comprendere la nullità dell’uomo di fronte alla potenza smisurata della natura.
La mattina seguente, ancora un po’ assonnato ma eccitato al pensiero di dovermi immergere nuovamente in quell’ambiente magico, lascio ai simpatici nonnetti una banconota da cinquanta euro per l’ospitalità ricevuta ed una fotografia di Gufo reale, dato l’interessamento espresso la sera precedente riguardo al mondo degli animali.
 
Silenziosamente appostato, l’orecchio teso e pronto a captare qualunque rumore, i miei sensi sono pizzicati solamente dall’odore pungente della resina e dal fruscio della neve che a tratti abbandona i rami su cui è posata e cade con un sonoro “PAF”.
Ma ecco che finalmente agli incostanti “PAF” della neve, si sostituisce il canto ripetuto della Civetta Capogrosso che mi rivela la sua posizione nell’area ovest della valle.
Dopo essermi accertato sulla sua posizione, posso finalmente tornare a casa ed attendere lo scioglimento delle nevi.
 
E’ il dodici di aprile ed eccomi nuovamente fra i tronchi di questi alberi, spogli della neve invernale ed esposti all’ancora “timido” sole primaverile. Il mio incedere è lento, il mio sguardo percorre il rinnovato ambiente che mi circonda e cade su un grazioso scoiattolo che attraversa velocemente il sentiero e fugace si arrampica su un albero.
Oggi devo riuscire a trovare il nido e a rubare qualche scatto al rapace; tuttavia non sembra cosa facile, data la rarità dei fori di Picchio nero che riesco ad individuare nella foresta.
Ma non voglio darmi per vinto, non posso pensare che tutto il lavoro svolto finora, l’attrezzatura…
Finalmente individuo una cavità che improvvisamente scompare tra la corteccia: ho trovato il NIDO!
Infatti questo volatile, per difendere il proprio rifugio, in presenza di possibili predatori, lo nasconde inserendovi dall’interno la propria testa, che, essendo dello stesso colore del tronco d’abete, mimetizza la cavità in maniera impeccabile.
Non mi resta che scattare qualche foto ed attendere, con l’arrivo del mese prossimo, la schiusa delle uova.
 
Purtroppo però il mese di maggio mi riserva una spiacevole sorpresa; la martora, infatti, mustelide che abita queste valli, ha predato i piccoli di civetta approfittando dell’assenza dei genitori, impegnati nella ricerca di cibo; infatti il nido si rivela tristemente vuoto.
E così nella continua COMPETIZIONE per la vita e per la SOPRAVVIVENZA la Civetta Capogrosso ha perso la sua battaglia.
Nonostante ciò, c’è una cosa in cui trovo consolazione e conforto: proprio su quell’albero laggiù riesco a distinguere un operoso Picchio nero che si dedica alla realizzazione di una nuova cavità.
E’ da lì che forse, fra un anno, dei piccoli esemplari di civetta spiccheranno il loro primo volo verso un mondo colmo di pericoli che li attende ansioso.
 
Roberto Bellini - Verderio Superiore (Lecco)
15 anni
Classe II C
Liceo Scientifico Statale Maria Gaetana Agnesi – Merate (Lecco)
INSEGNANTE (materie letterarie): Maria Citterio
INSEGNANTE (materie scientifiche): Maria Paola Varani