Elaborati Scuole Medie

Mondini Cecilia (Gerenzano, VA) - COM’ERA BELLA LA MIA TERRA

 

I miei zoccoli lasciavano profondi solchi nella terra polverosa. Il vento mi scompigliava la corta criniera bruna. Correvo veloce, libera in quel paesaggio incantevole che era la mia casa: la savana.
Amavo tutto di lei: dagli enormi baobab agli arbusti secchi dove saltellavano le agili gazzelle. Dalle lucertolone che strisciavano nell’erba, ai placidi ippopotami che sonnecchiavano nel fango. Rallentai…scorgevo tra i cespugli il lungo collo di mia madre che spiccava circondato da quelli di altre giraffe e giraffini. Mi avvicinai con aria innocente. Sapevo benissimo che non mi era permesso fare quelle passeggiate per la savana da sola, era troppo pericoloso. Ma il mio respiro affannoso e gli occhi grandi color nocciola che mi brillavano come due stelle, mi tradirono, come sempre. Questa volta, però, mia madre non sembrò neanche accorgersi che mi fossi allontanata. Aveva uno sguardo preoccupato, ma nel contempo deciso. Doveva essere successo qualcosa di grosso, pensai che un’altra leonessa avesse catturato qualche membro del GRUPPO. Feci una rapida scorsa tra tutte le giraffe che mi stavano accanto, no, non mancava nessuno.
Il problema era ugualmente grosso: erano appena arrivati degli ANIMALI della nostra stessa SPECIE, ma che erano diversi da noi: il collo di mia madre che mi era sempre sembrato lungo, a confronto con quelli dei nuovi arrivati era solo la metà. Non solo questi ultimi si nutrivano delle foglie sui rami alti, ma anche di quelle sui rami bassi, che prima del loro arrivo erano il nostro CIBO.
Era impossibile condividere lo stesso AMBIENTE e infatti restammo presto senza possibilità di sopravvivere. Dovevamo andarcene.
Ricordo ancora la mattina della nostra partenza: albeggiava e c’era un clima mite. Avevo voluto fare un’ultima spedizione per salutare i luoghi a me cari. Quella volta mamma mi lasciò andare senza opporsi. Mi addentrai nel cuore della savana. Ero ormai completamente ISOLATA. A farmi compagnia c’era solo il fruscio del venticello che giocava sbarazzino con gli alberi. Il cielo si era già fatto chiaro quando raggiunsi il branco che si era incamminato lentamente. Mi voltai un’ultima volta ad OSSERVARE il meraviglioso paesaggio della savana, la mia VITA era in quel luogo e ora lo stavo lasciando. Certo, lo lasciavo per non estinguermi, ma provavo ugualmente un gran senso di tristezza. Il sole caldo e luminoso sembrava sorridermi. I miei occhi, però, no. Luccicavano come sempre dopo una delle mie passeggiate ma, stavolta, erano pieni di lacrime.
 
 
Cecilia Mondini
14 anni
Classe III C
SMS “E. Fermi” - Gerenzano (VA)
INSEGNANTE (materie letterarie): Emanuela Pagani
INSEGNANTE (materie scientifiche): Mirella Codarri