Elaborati Scuole Medie

Caputo Margherita (Torino) - LACRIMA DI TARTARUGA

 

Torino, Fiera del Libro: la premiata Margherita Caputo con l’insegnante Simona Sommaruga, Irene Enriques, Piero Bianucci
 
 
LACRIMA DI TARTARUGA
 
Tanti anni, troppi forse, erano passati per lei, limitata in un recinto, condannata a ricordare con rimpianto l’ISOLETTA in mezzo al mare che aveva lasciato da tempo.
In quello zoo, un punto verde nel grigio della città, le tornavano amaramente agli occhi, uno ad uno, i momenti trascorsi sulla sua spiaggia dorata con davanti solo il mare, pronto a rinfrescarla dal quel sole affettuoso che di mattina spuntava, per salutarla solo a sera. Anche qui c’era il sole, ma non era il suo. Quando era arrivata si era lasciata ingannare da quel disco giallo, poco più opaco di quello che conosceva. Aveva cercato in lui una consolazione e un legame con la VITA ma lui si era mostrato spietato, non aveva mai allungato un braccio per riscaldarla e coccolarla.
Si era dovuta ADATTARE molto presto, non senza sentirsi sconfitta, a quell’AMBIENTE ARTIFICIALE.
Ogni giorno centinaia di persone si fermavano ad ammirarla: certi la OSSERVAVANO incuriositi, altri si divertivano a lanciarle del CIBO; ma tanto a lei non importava, il tempo le scivolava addosso e anche ricordare diventava sempre più doloroso.
Pensava ormai che la vita si fosse ESTINTA in lei, quando, un giorno, arrivò un vecchio: era magro e grinzoso ma il suo corpo, un tempo, doveva essere stato tonico e muscoloso, era molto abbronzato, i capelli lucenti e bianchissimi, ma la cosa che più colpiva erano i suoi occhi grandi, verdi e acquosi, stanchi.
Si sedette davanti a lei e si fermò a guardarla a lungo, poi le sorrise con complicità e iniziò a parlare: “ci sono molte SOMIGLIANZE tra noi due, sai?!? Due vecchi stanchi! La mia vita è stata distrutta molto tempo fa e tutto quello che ho ancora è lontano, come per te”.
I suoi occhi erano bagnati: la tartaruga rispose con uno sguardo enigmatico.
L’uomo riprese, stavolta sussurrando, la guardò negli occhi per farle capire l’importanza di quello che stava per dire: “si, siamo quasi IDENTICI vecchia mia, però io sono più fortunato…posso piangere”, e pianse, guardando l’amica che lo scrutava, forse con invidia perché lui si poteva sfogare.
La tartaruga alzò la testa.
Con grande sforzo il vecchio riuscì a chinarsi su di lei e riprese: “ti ammiro, sei forte anche ora, nella tua prigione”.
Si alzò, si sistemò sullo schienale della panchina e respirò, sempre più piano.
Il caldo era torrido e improvvisamente la tartaruga sentì qualcosa di fresco scivolarle lungo il naso: un gocciolone salato cadde a terra.
Si stupì, per la prima volta aveva pianto: forse anche lei si era dovuta EVOLVERE.
 
 
Margherita Caputo
13 anni
Classe III A
SMS “I. Nievo” - Torino
INSEGNANTE (materie letterarie): Prof.ssa Sommaruga
INSEGNANTE (materie scientifiche): Prof.ssa Ferrero