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Bellosi Agata (Imola, BO) - CARO DIARIO…

 

5 febbraio 1985
Caro diario,
ho appena fatto un’esperienza meravigliosa!
Ho conosciuto una donna straordinaria, unica, ed allo stesso tempo così semplice. Si tratta di Barbara Me Clintock, che ha ricevuto il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologìa nel 1983, alla veneranda età di 81 anni.
Ciò che più mi ha colpito in questa donna, piccola e minuta, dal sorriso che conquista, è stata l’ostinazione ed al tempo stesso la serenità con cui ha portato avanti i suoi studi di ricerca, a partire dagli anni quaranta, anche se nessuno mostrava interesse verso lesue TEORIE.
Ella ha proseguito controcorrente, non certo perché spinta da un desiderio di fama o di denaro, ma per pura soddisfazione personale ed animata, nelle sue OSSERVAZIONI, dal desiderio di guardare con gli occhi del cuore prima ancora che con gli occhi della mente.
Ha sempre lavorato sulla pianta mais: le importava principalmente scoprire ciò che rendeva ogni singolo INDIVIDUO del VEGETALE unico e particolare. Questa sua curiosità e questo interesse per il suo campo di mais era talmente forte da diventare un vero e proprio lavoro, svolto per il puro piacere di farlo. Sono rimasta particolarmente colpita dal racconto che mi ha fatto delle sue giornate di studio: lei coltivava personalmente il suo campo di mais, conosceva singolarmente tutte le sue piante, le ha seguite per GENERAZIONI, studiava i chicchi di ogni singola pannocchia.
Secondo lei, il vizio peggiore che uno scienziato possa avere è quello di generalizzare gli ESPERIMENTI e di considerare la diversità dal modello, una svista. Mi ha detto che "i risultati di un esperimento non sono mai semplici fatti, ma dipendono dalla visione interna di chi lì ha generati".
Ed è stato proprio questo sua convinzione ad allontanarla dagli altri studiosi che nei suoi stessi anni si occupavano di studi sulla genetica e che, secondo lei, non avevano imparato a coltivare la capacità di guardare.
Lei, a differenza degli altri,   sosteneva che non c’era nulla di predeterminato o EREDITARIO nella crescita di un essere VIVENTE; cioè affermava che non tutto quello che è scritto nel nostro DNA alla nascita è poi determinante o si verifica per forza. Ma erano gli anni in cui Watson e Click tenevano banco con le loro scoperte sulla doppia elica e lei era considerata una visionaria. E qui sta la sua originalità!
Barbara, come un bambino curioso che non si accontenta di una risposta semplice, ha continuato le sue ricerche, incurante del giudizio della comunità scientifica, fino a trovare la soluzione meno scontata e più complessa.
Sono ancora emozionata per questo incontro e terrò sempre caro nel mio cuore l’ESEMPIO di questa donna.
 
Agata Bellosi
13 anni
classe III E
Scuola I. C. 7 - Imola (BO)
INSEGNANTE (materie letterarie): Lorenza Rullini
INSEGNANTE (materie scientifiche): Raffaella Ronchi